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Turchia, essere transgender diventa un bersaglio

Turchia, essere transgender diventa un bersaglio

Quello che sta accadendo in Turchia in questi giorni non può essere considerato soltanto una questione interna al Paese. Nel settembre 2026 le autorità turche hanno avviato una vasta operazione contro associazioni, attivisti e realtà LGBTQ+ in numerose province. L’operazione è stata chiamata “Ailem Güvende”, “La mia famiglia è al sicuro”: un nome che richiama la difesa della famiglia, dei bambini e della cosiddetta moralità pubblica, mentre nella realtà si sta traducendo in perquisizioni, arresti, indagini e limitazioni che stanno colpendo direttamente anche le persone transgender.

Le operazioni hanno coinvolto Istanbul, Ankara, İzmir, Mersin, Aydın e altre città. Sono state perquisite sedi di associazioni LGBTQ+, abitazioni private, locali e organizzazioni impegnate anche nell’assistenza alle persone che vivono con HIV. Nel giro di pochi giorni oltre cento persone sono state arrestate o fermate, decine sono finite in custodia cautelare e più di 160 persone risultano coinvolte nelle indagini. Ad Ankara, tra le persone arrestate, ci sono anche cinque donne transgender.

Non si tratta soltanto di arresti. Sono stati bloccati siti internet e account social appartenenti ad associazioni LGBTQ+, attivisti e organizzazioni per i diritti umani. Quando cittadini e attivisti hanno manifestato contro questa repressione, la polizia è intervenuta anche contro le proteste. A Istanbul oltre cento persone sono state fermate durante una manifestazione davanti al tribunale di Çağlayan. Alcune persone detenute hanno denunciato perquisizioni corporali invasive, insulti, umiliazioni e isolamento.

A rendere ancora più grave la situazione è il fatto che tutto questo non appare come un episodio circoscritto. Il Ministero della Giustizia turco ha inviato indicazioni alle procure delle 81 province del Paese affinché intervengano contro attività e contenuti considerati contrari alla “moralità pubblica” o ritenuti dannosi per la famiglia, i bambini e i giovani. Parallelamente continuano a essere discusse misure capaci di restringere ulteriormente la vita e i diritti delle persone transgender, compreso l’accesso ai percorsi di affermazione di genere.

Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha continuato pubblicamente a sostenere una concezione della famiglia fondata esclusivamente sull’unione tra uomo e donna. Il 22 settembre, intervenendo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha nuovamente attaccato quelle che definisce politiche di “neutralizzazione del genere”, sostenendo che rappresenterebbero una minaccia per famiglie e bambini.

Ma una famiglia non viene protetta cancellando le persone transgender. I bambini non vengono protetti insegnando loro ad avere paura di chi è diverso. La società non viene difesa trasformando una minoranza in un bersaglio. Essere gay, lesbica, bisessuale o transgender non rappresenta una minaccia per nessuno. Una donna transgender non sottrae diritti a un’altra donna, un uomo transgender non mette in pericolo un bambino e l’esistenza di una persona LGBT+ non distrugge alcuna famiglia.

L’ALCHIMISTA APS porta avanti da tempo la propria battaglia NO ALL’OMO-BI-TRANSFOBIA, una battaglia che nasce dalla convinzione che la dignità di una persona non possa dipendere dal suo orientamento sessuale o dalla sua identità di genere. La portiamo avanti nel nostro territorio, attraverso la cultura, le nostre iniziative e la comunicazione, ma i diritti umani non terminano alla frontiera. Per questo oggi guardiamo alla Turchia e alle persone LGBT+ che stanno vivendo questa nuova ondata di repressione, con un pensiero particolare rivolto alle persone transgender, ancora una volta indicate, giudicate e costrette a difendere persino il diritto elementare di essere se stesse.

Non bisogna essere transgender per difendere una persona transgender e non bisogna essere omosessuali per opporsi all’omofobia. Bisogna semplicemente riconoscere nell’altra persona la stessa dignità che pretendiamo per noi. La libertà di essere se stessi non dovrebbe essere una concessione dello Stato, la dignità non può diventare un privilegio della maggioranza e i diritti umani o appartengono a tutti oppure smettono di essere diritti.

A questa battaglia L’ALCHIMISTA APS affida anche una canzone. “Nella notte”, con testo di Gianni Leone, è dedicata alle persone transgender. Racconta attraverso la voce di una donna transgender una realtà fatta di sguardi che cambiano tra il giorno e la notte, di persone capaci di desiderarla e cercarla nel segreto per poi negarla alla luce del sole. Racconta il peso di un nome nel quale non ci si riconosce, di un corpo vissuto inizialmente come estraneo, degli insulti, delle risate, della paura, ma anche del lungo cammino necessario per riuscire finalmente a pronunciare davanti al mondo la propria identità.

“Nella notte” parla anche dell’ipocrisia di chi trasforma una persona transgender in un desiderio da nascondere: uomini che nel privato cercano quella donna, la stringono, la desiderano e magari le promettono amore, mentre fuori da quella stanza tornano a negarne l’esistenza. È da questa contraddizione che nasce una delle immagini centrali della canzone: “Mi vuoi nel buio, mi neghi alla luce”.

Ma il viaggio raccontato dalla canzone non termina nel buio. Arriva il momento in cui quella donna decide che non sarà più il segreto di nessuno, che il suo nome può essere pronunciato alla luce del giorno e che essere amata significa essere riconosciuta interamente. Non soltanto quando nessuno guarda. Non soltanto dietro una porta chiusa. Non soltanto nella notte.

Oggi quelle parole assumono un significato ancora più forte davanti alle notizie che arrivano dalla Turchia. Perché quando una società costringe alcune persone a nascondersi, quando un’identità viene descritta come qualcosa da cui la famiglia dovrebbe essere “protetta”, il buio non è più soltanto quello raccontato in una canzone. Diventa uno spazio politico e sociale nel quale si tenta di confinare esseri umani reali.

“Nella notte” – testo di Gianni Leone – è la nostra canzone per le persone transgender. Per chi ha dovuto combattere per il proprio nome, per chi ha attraversato il giudizio degli altri, per chi è stato amato soltanto di nascosto e per chi ancora oggi deve difendere il diritto di camminare per strada senza abbassare gli occhi. Anche per le persone transgender della Turchia che stanno vivendo questi giorni.

Perché nessuna legge può stabilire quanto vale una vita e nessun governo dovrebbe decidere quale identità merita rispetto. E soprattutto perché una persona transgender non deve chiedere il permesso a nessuno per esistere.

Alla luce. Con il proprio nome. Finalmente se stessa.

L’ALCHIMISTA APS – NO ALL’OMO-BI-TRANSFOBIA
“Nella notte” – Testo di Gianni Leone