Palestina, non vogliamo restare in silenzio

Ci sono momenti nei quali il silenzio smette di essere prudenza e diventa una scelta. Quello che continua ad accadere ai palestinesi impone di parlare. Non perché una piccola associazione possa cambiare gli equilibri internazionali, non perché la voce di una singola persona possa fermare una guerra, ma perché davanti alla sofferenza di migliaia di esseri umani rimanere indifferenti significa accettare che tutto possa accadere senza nemmeno una parola.
A Gaza la guerra ha provocato una devastazione enorme, con decine di migliaia di vittime, famiglie distrutte, abitazioni cancellate e una popolazione civile costretta a convivere con bombardamenti, sfollamenti, fame e privazioni. Le Nazioni Unite e numerose organizzazioni internazionali hanno ripetutamente denunciato la gravità della situazione umanitaria e possibili violazioni del diritto internazionale. Sul piano giuridico, la questione del genocidio è oggetto del procedimento Sudafrica contro Israele davanti alla Corte internazionale di giustizia: la Corte ha adottato misure provvisorie, ma non ha ancora pronunciato una sentenza definitiva sul merito della responsabilità per genocidio.
Per noi de L’ALCHIMISTA APS, davanti alla dimensione della distruzione e delle vittime civili palestinesi, la parola che sentiamo di utilizzare è sterminio. È la nostra posizione e non è una parola scelta con leggerezza. Allo stesso tempo condanniamo senza esitazioni il terrorismo, gli attacchi contro i civili e i crimini commessi da Hamas. Ma i crimini di un’organizzazione non possono trasformarsi in una giustificazione per la sofferenza di un’intera popolazione. La vita di un civile israeliano e quella di un civile palestinese hanno lo stesso valore. Un bambino non può essere considerato responsabile delle decisioni di un governo, di un esercito o di un’organizzazione armata.
In questi giorni anche Susan Sarandon ha fatto sentire ancora una volta la propria voce. Il 24 settembre 2026 l’attrice è stata arrestata a New York insieme ad altri manifestanti durante una protesta organizzata da Jewish Voice for Peace nei pressi delle Nazioni Unite, in occasione della presenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all’Assemblea generale dell’ONU. Alla manifestazione hanno partecipato circa duecento persone e tra gli arrestati figurava anche l’attrice Hannah Einbinder. La protesta chiedeva la fine della violenza a Gaza e contestava la politica del governo israeliano.
Noi de L’ALCHIMISTA APS siamo dalla parte della pace, della libertà e dei diritti umani. Per questo ripudiamo la guerra, il terrorismo e l’oppressione. Ripudiamo ogni forma di antisemitismo e ogni discriminazione fondata sulla religione, sull’origine o sull’identità, così come rifiutiamo l’odio, il razzismo e la disumanizzazione nei confronti dei palestinesi. Criticare il governo israeliano e le sue azioni non significa essere antisemiti, così come difendere i diritti dei palestinesi non significa sostenere o giustificare Hamas. Significa affermare un principio molto semplice: ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla sicurezza e alla libertà.
Come associazione, ma anche personalmente come Gianni Leone, sentiamo l’esigenza di far sentire la nostra voce, per quanto piccola possa essere. Forse non cambierà gli equilibri del mondo e forse sarà soltanto una voce tra milioni di altre, ma essere piccoli non può diventare una scusa per essere muti. Rimanere in silenzio davanti a ciò che consideriamo un’ingiustizia è un crimine morale al quale non vogliamo partecipare. Non vogliamo abituarci alle immagini della distruzione, ai numeri delle vittime, ai bambini uccisi trasformati in una statistica. Dietro ogni numero esisteva una persona, una famiglia, una storia, un futuro.
Da questa esigenza nasce anche “Palestina”, una canzone dedicata alle vittime palestinesi uccise ingiustamente, il cui testo è stato scritto da Gianni Leone. Non è una canzone contro qualcuno e non vuole alimentare odio. È una canzone per le vittime, per i bambini che non cresceranno, per le donne e gli uomini che non torneranno nelle loro case, per le famiglie spezzate e per chi continua a portare addosso le conseguenze della guerra. Attraverso le parole di Gianni Leone e la musica, “Palestina” vuole trasformare una voce piccola in qualcosa che possa essere ascoltato, perché anche l’arte, quando sceglie di non voltarsi dall’altra parte, può diventare testimonianza.
Una canzone non fermerà una bomba. Una piccola associazione di un piccolo paese non cambierà da sola la storia. Ma possiamo decidere di non essere indifferenti. Possiamo scegliere di parlare quando sarebbe più comodo tacere e possiamo continuare a chiedere che la vita umana venga prima della guerra, della vendetta e degli interessi politici. Noi scegliamo la pace, la libertà e i diritti umani. Scegliamo di non rimanere in silenzio.