Grazie all’aiuto di alcuni tecnici, abbiamo analizzato la possibilità di una stazione di sci di fondo sul territorio di Alfedena. Per L’Alchimista e MondoRaro.org tale progetto fallirebbe. Vi spieghiamo le motivazioni. Chiunque ha proposto o proporrebbe una stazione di sci di fondo, senza aver preso in considerazione tutte le variabili, da noi evidenziate, dimostrerebbe solo una grande superficialità e la voglia “di megalomania” che ricadrebbe sull’intera comunità di Alfedena.

1. Contesto locale e domanda potenziale

Il Comune di Alfedena (AQ) si trova nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), a una quota di circa 914 metri sul livello del mare. Il territorio comunale si estende fino alle vette del massiccio della Meta, che superano i 2.200 metri, offrendo scenari montani di grande fascino e con potenziale turistico. Tuttavia, la quota di partenza relativamente bassa costituisce un limite strutturale per qualunque progetto legato allo sci su neve naturale.

A livello locale, esistono già realtà consolidate dedicate allo sci di fondo. A meno di mezz’ora di auto si trova il Centro Fondo Macchiarvana (Opi – Forca d’Acero), che dispone di anelli battuti, scuola di sci e noleggio attrezzatura. Questa presenza rappresenta da un lato un modello di riferimento, dall’altro un competitor di prossimità che intercetta già gran parte della domanda potenziale del bacino Lazio–Campania–Abruzzo.

Sul piano nazionale, lo sci di fondo ha numeri contenuti: secondo osservatori di settore (Skipass Panorama Turismo, 2022/23), in Italia gli sport invernali e di montagna coinvolgono circa 2,4 milioni di praticanti, di cui solo il 7% si dedica al fondo. Si tratta quindi di una disciplina di nicchia, stabile nei numeri complessivi ma fortemente condizionata dalla disponibilità di neve. In Appennino, dove le stagioni sono più irregolari, la domanda tende a calare drasticamente negli inverni poveri di precipitazioni.

La stessa Alfedena ha vissuto, negli ultimi due inverni, la contraddizione tipica delle aree appenniniche: la stagione 2023/24 con nevicate scarse e anomalie termiche elevate; la successiva 2024/25 con episodi nevosi più abbondanti ma non sufficienti a garantire continuità. Un segnale evidente della variabilità crescente delle condizioni climatiche.

2. Fattibilità climatica

Il fattore climatico è cruciale. I dossier Nevediversa di Legambiente documentano una riduzione costante della nevosità su Alpi e Appennini, con innalzamento progressivo dello zero termico. Ciò comporta una dipendenza crescente dall’innevamento programmato. Il CMCC (Centro Euro–Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) ha rilevato come nelle aree montane a media quota le stagioni invernali siano sempre più brevi e irregolari, con un’alta incertezza sulla durata delle piste aperte.

In termini pratici, questo significa che ad Alfedena – con una quota di partenza attorno ai 900–1100 m – la neve naturale non può più essere considerata una risorsa affidabile. Una eventuale stazione di sci di fondo potrebbe funzionare soltanto con innevamento artificiale costante, quando le temperature lo consentono, o con tecnologie di “snowfarming” (stoccaggio di neve da un inverno all’altro) che tuttavia richiedono infrastrutture costose.

3. Costi di costruzione (CAPEX)

Tracciatura e infrastrutture

  • Progettazione e realizzazione di anelli di 5–10 km: 250.000 – 1.200.000 € (50.000–120.000 €/km, comprensivi di lavori di drenaggio, ponticelli, segnaletica e sistemazioni ambientali).

  • Centro servizi (biglietteria, noleggio, spogliatoi, servizi igienici, locali tecnici): 150.000 – 400.000 €.

Mezzi di battitura

  • Soluzione “leggera”: motoslitta + attrezzo traccialinee tipo Ginzu → 15.000 – 40.000 €.

  • Soluzione “professionale”: battipista usato classe 100 → 80.000 – 150.000 €; nuovo oltre 250.000 €.

Innevamento programmato

  • Rete idrica, pompe, cannoni e quadri di comando: 500.000 – 1.200.000 € per 5–8 km di anelli.

  • Bacino idrico di piccole dimensioni (10–30 mila m³): 1.000.000 – 3.000.000 €.

Altri costi

  • Segnaletica, illuminazione, arredi: 30.000 – 80.000 €.

👉 Investimento complessivo: 1,5 – 4 milioni di euro a seconda della scala e delle scelte tecnologiche.

4. Costi di gestione (OPEX)

Una volta costruita, la stazione avrebbe spese annuali importanti:

  • Personale: almeno 60.000 – 180.000 €/anno (tra direzione, addetti piste, noleggio, stagionali).

  • Carburanti e manutenzione mezzi: 30.000 – 90.000 €/anno.

  • Energia elettrica per innevamento: 20.000 – 60.000 €/anno.

  • Produzione neve artificiale: 50.000 – 120.000 €/anno (costo medio 4–6 €/m³, con fabbisogno di 1.500–2.500 m³ per km di pista).

  • Concessioni idriche, permessi, assicurazioni: 20.000 – 50.000 €/anno.

  • Spese varie (eventi, promozione, utenze): 15.000 – 40.000 €/anno.

👉 Totale annuo senza innevamento: 130.000 – 250.000 €.
👉 Totale annuo con innevamento artificiale: 250.000 – 500.000 €.

5. Ricavi potenziali

I ricavi di un centro fondo derivano da:

  • Biglietti giornalieri (5–10 €);

  • Noleggio attrezzatura (10–18 €);

  • Lezioni di sci (25–50 €/h);

  • Eventi e gare;

  • Servizi accessori (bar, ristoro, parcheggi).

Con 40 giornate realmente sciabili e una media di 150 sciatori al giorno, gli incassi da biglietti sarebbero circa 60.000 €. Aggiungendo noleggi e attività didattiche, si potrebbe arrivare a 80.000–100.000 € annui.

Rispetto a costi che oscillano tra 250.000 e 500.000 €, la copertura dei costi operativi sarebbe impossibile senza consistenti sussidi pubblici.

6. Analisi costi-benefici

Punti a favore

  • Ambiente naturale unico e attrattivo.

  • Potenziale di turismo outdoor, anche oltre lo sci (ciaspolate, trekking, escursioni).

  • Possibilità di integrare attività 4 stagioni.

Criticità

  • Quota troppo bassa per neve naturale affidabile.

  • Costi altissimi di innevamento (3,5–7 €/m³).

  • Investimenti iniziali sproporzionati rispetto al potenziale bacino d’utenza.

  • Presenza di un centro fondo già operativo a pochi km.

  • Iter autorizzativi lunghi e complessi in area protetta.

7. Giudizio finale

Il progetto di una stazione di sci di fondo ad Alfedena risulta economicamente insostenibile e climaticamente rischioso.

  • Gli investimenti iniziali richiesti (1,5–4 milioni di euro) sono troppo elevati per un Comune di dimensioni ridotte.

  • I costi di gestione annui (fino a mezzo milione di euro) superano di gran lunga i ricavi ipotizzabili (massimo 100.000 €).

  • La necessità di innevamento artificiale renderebbe la struttura un peso strutturale sul bilancio comunale, obbligando ad attingere costantemente a fondi pubblici per evitare il deficit.

8. Conclusioni e alternative

Alla luce dei dati economici e climatici, la realizzazione di una stazione di sci di fondo ad Alfedena deve essere valutata sfavorevolmente.
Un impegno simile rischierebbe di gravare pesantemente sulle casse comunali, senza reali prospettive di rientro dell’investimento.

La strada più sostenibile è puntare su:

  • Turismo 4 stagioni, con escursionismo, cicloturismo, cammini culturali, trail running.

  • Attività invernali a basso costo, come ciaspolate, escursioni guidate e percorsi natura, meno dipendenti dall’innevamento artificiale.

  • Eventi culturali e sportivi che valorizzino il territorio senza legarlo unicamente alla neve.

In un contesto di cambiamenti climatici e scarsità di risorse pubbliche, questa è la scelta più razionale per un Comune come Alfedena.