Dove si trovava davvero l’antica Aufidena? A fine Ottocento la risposta non era affatto scontata. Anzi, tra studiosi, archeologi e appassionati di storia locale si consumava un vero scontro culturale, fatto di lapidi, iscrizioni latine, reperti romani e interpretazioni spesso opposte.

È in questo clima che nel 1897 viene pubblicato un curioso e oggi quasi dimenticato studio apparso nella Rivista Abruzzese di Scienze, Lettere ed Arti, dal titolo “Castel di Sangro – L’antica Aufidena”, una rassegna artistica stampata a Teramo dalla Tipografia del Corriere Abruzzese. Il testo rappresenta una testimonianza affascinante di come, oltre un secolo fa, si cercasse di risolvere uno dei più grandi interrogativi storici dell’Alto Sangro: Aufidena era davvero l’attuale Alfedena?

Secondo l’autore del saggio, la risposta era sorprendentemente no.

Lo studio sostiene infatti una tesi oggi poco nota: l’antica Aufidena sarebbe dovuta sorgere nell’area dell’attuale Castel di Sangro e non ad Alfedena.

Per dimostrarlo, l’autore costruisce una lunga argomentazione basata sui ritrovamenti archeologici emersi nel territorio di Castel di Sangro. Vengono citati lapidi, statue, iscrizioni latine, lucerne e reperti ornamentali, considerati indizi concreti della presenza di un importante centro romano. Secondo lo studioso, questi materiali mostrerebbero chiaramente che lì esisteva un municipium, cioè una città organizzata amministrativamente, legata alla romana Aufidena, definita anche “capitale dei Caraceni”.

Particolare importanza viene attribuita alle lapidi ritrovate presso la chiesa di San Nicola e nelle aree vicine all’antico castello di Sarò, interpretate come prove dell’esistenza di strutture pubbliche tipiche di una città romana, tra cui un foro e una curia. L’autore si pone una domanda precisa: se Alfedena fosse stata davvero il cuore dell’antica Aufidena, perché questi elementi così centrali per la vita civica romana si troverebbero diversi chilometri più lontano, nell’area di Castel di Sangro?

Il ragionamento prosegue anche sul piano geografico e strategico.

Secondo il testo del 1897, Castel di Sangro avrebbe avuto caratteristiche molto più adatte a una grande città antica: costruita su un colle isolato, dominante il territorio, protetta naturalmente dal fiume Sangro e con un ampio controllo visivo delle vallate circostanti. Una posizione che, nell’ottica militare romana e sannita, avrebbe favorito sia la difesa sia il controllo del territorio.

Al contrario, Alfedena viene descritta come meno favorevole dal punto di vista difensivo, ai piedi del Monte Meta e priva di quel vantaggio strategico che, secondo l’autore, avrebbe dovuto caratterizzare un centro importante come Aufidena.

Lo studio affronta anche altre teorie già presenti all’epoca. Alcuni studiosi ipotizzavano che i reperti rinvenuti a Castel di Sangro appartenessero semplicemente alle propaggini periferiche di un centro principale situato ad Alfedena. L’autore respinge nettamente questa possibilità, sostenendo che i centri amministrativi, politici e religiosi delle città antiche non nascevano in periferia, ma nel cuore dell’abitato, dove si concentravano foro, magistrature e vita pubblica.

Non manca neppure una risposta a una teoria quasi romanzesca dell’epoca: quella secondo cui il fiume Sangro avrebbe trascinato statue e lapidi da Alfedena fino a Castel di Sangro. L’autore liquida l’idea con ironia, osservando che reperti così delicati sarebbero arrivati inevitabilmente corrosi o danneggiati da un trasporto di diversi chilometri nella corrente del fiume.

Nel documento emerge anche un elemento interessante: l’autore non considera la questione chiusa, ma auspica nuovi scavi archeologici che possano finalmente chiarire la disputa. Scrive infatti che una soluzione definitiva sarebbe arrivata solo con ulteriori ricerche sostenute dalle istituzioni locali e dal governo.

Va detto però una cosa importante: questa è una tesi storica del 1897, non una verità definitiva. Oggi gli studi archeologici moderni tendono generalmente a identificare l’antica Aufidena con Alfedena, soprattutto grazie alla vasta necropoli sannita e ai ritrovamenti successivi emersi nel Novecento. Quindi il documento è prezioso soprattutto per capire come gli studiosi di fine Ottocento discutevano e litigavano, scientificamente, sull’origine di Aufidena.

Fonti

Rivista Abruzzese di Scienze, Lettere ed Arti, “Castel di Sangro – L’antica Aufidena”, Fascicolo XII, Anno XII, Teramo, Tipografia del Corriere Abruzzese, 1897.