L’omicidio a sangue freddo di Renée Nicole Good non è un incidente.
È un messaggio.
Una donna disarmata, colpita da agenti federali.
E subito dopo, come sempre, la macchina del potere che entra in funzione per fare l’unica cosa che sa fare: coprirsi.
Prima i proiettili.
Poi la narrazione.
Nel giro di poche ore Renée non è più una persona, ma un problema.
Non è più una vita spezzata, ma una “minaccia”.
Non è più una donna uccisa, ma una figura da delegittimare, sporcare, criminalizzare retroattivamente.
È così che funziona l’America del trumpismo.
Sotto Donald Trump la violenza di Stato non chiede scusa: accusa.
Accusa i morti per assolvere i vivi.
Accusa le vittime per salvare le istituzioni.
Accusa chi non può più parlare.
Renée Nicole Good era un’attivista, una madre, una presenza viva nella sua comunità.
Ma tutto questo viene cancellato deliberatamente, perché umanizzare una vittima renderebbe l’omicidio indifendibile.
E questo potere non difende la giustizia: difende se stesso.
Lo schema è sempre identico.
Tutto già visto.
Si uccide, poi si costruisce un racconto che renda l’uccisione “necessaria”.
Si invoca l’ordine, la sicurezza, la legge.
Parole vuote, usate come scudi per nascondere una verità semplice e intollerabile: lo Stato ha colpito chi non rappresentava una minaccia.
Questa non è una deriva.
È una linea politica.
Trump non ha premuto il grilletto, ma ha creato il clima che lo rende possibile.
Ha insegnato che i migranti sono nemici.
Che gli attivisti sono sovversivi.
Che chi vive ai margini è sospetto per definizione.
E quando il potere decide che alcune vite valgono meno, l’omicidio diventa una funzione del sistema.
Per Renée, come per altri prima di lei, arriva la fase più sporca: la riscrittura morale.
Si chiede al pubblico di dubitare della vittima.
Di sospendere l’empatia.
Di accettare che “forse se l’è cercata”.
È qui che la violenza diventa collettiva.
Denunciare l’uccisione di Renée Nicole Good significa rifiutare questa logica.
Significa dire che nessuna propaganda può cancellare un’esecuzione.
Che nessuna retorica sulla sicurezza può giustificare un potere armato che uccide e poi mente.
Non è solo una donna morta.
È un sistema smascherato.
E ogni volta che si tace, ogni volta che si accetta la versione ufficiale senza guardare il corpo ucciso e umiliato, ogni volta che si normalizza l’orrore, quel sistema diventa più forte.
Renée Nicole Good merita giustizia.
Ma soprattutto merita che la sua morte non venga usata come l’ennesimo ingranaggio di una violenza che si pretende normale.
Perché non lo è.
E non lo sarà mai.
A me l’America di Trump fa paura e “schifo” allo stesso tempo. È orrore che trova voce nel bullismo istituzionale, nella violenza e nelle armi e chiunque giustifica tutto questo è solo un nazi-fascista
