Fra le incisioni antiquarie tramandate dagli studiosi del Seicento e del Settecento compare un monumento enigmatico e raffinato: un altare romano dedicato a Giunone, ornato da colonne tortili e creature alate scolpite ai lati della struttura. Al centro dell’altare si legge un’iscrizione breve, quasi severa nella sua semplicità:
IVNONI
IVLIAE
AVFIDIAE
CAPITOLINAE
SACRVM
“Consacrato a Giunone, da Julia Aufidia Capitolina.”
È un frammento di pietra e memoria che attraversa i secoli come una voce spezzata. Non sappiamo chi fosse davvero Julia Aufidia Capitolina. Non conosciamo il volto della donna che fece erigere questo monumento, né il luogo preciso in cui visse. Eppure il suo nome continua a vibrare dentro quell’iscrizione latina, soprattutto in una parola: Aufidia.
Quel nome potrebbe appartenere alla gens Aufidia, una famiglia romana attestata in diverse aree della penisola italica. Ma esiste un’ipotesi ancora più suggestiva, quasi nascosta tra le pieghe dell’antichità: che quel nome custodisca un legame con l’antica Aufidena, l’odierna Alfedena, città sannita delle montagne abruzzesi.
Nella Roma antica i nomi non erano mai semplici etichette. Portavano con sé provenienze, alleanze, genealogie, memorie territoriali. Una famiglia trasferita altrove poteva continuare a conservare nel proprio nome l’eco della terra d’origine. Così “Aufidia” potrebbe essere molto più di un cognome: potrebbe rappresentare la traccia di una stirpe legata ad Aufidena, forse emigrata verso altri centri del mondo romano senza perdere memoria delle proprie radici.
È impossibile stabilirlo con certezza assoluta. La storia romana è disseminata di nomi simili, di coincidenze linguistiche e di famiglie che attraversavano province e città come costellazioni mobili. Tuttavia l’assonanza tra Aufidia e Aufidena rimane potente. Sembra quasi una scintilla rimasta intrappolata nella pietra.
Anche il resto del nome aggiunge ulteriori ombre e possibilità. “Julia” richiama una delle più celebri tradizioni familiari di Roma. “Capitolina”, invece, evoca il Campidoglio, il cuore sacro e politico dell’Urbe. Ne emerge una figura sospesa fra provincia e capitale, fra montagne sannite e simboli della romanità imperiale.
L’altare stesso contribuisce al mistero. La dedica a Giunone suggerisce una dimensione religiosa importante: la dea proteggeva le donne, il matrimonio, la fertilità e l’ordine della comunità romana. Forse Julia Aufidia Capitolina era una donna di rango elevato. Forse apparteneva a una famiglia abbastanza influente da commissionare un monumento tanto elaborato. Oppure quell’altare era un gesto intimo, una consacrazione privata affidata agli dèi affinché il nome sopravvivesse oltre la morte.
Ed è proprio questo che è accaduto.
Di Julia non resta il volto. Non resta la voce. Non resta il corpo. Rimane soltanto un nome inciso nella pietra, e dentro quel nome forse sopravvive ancora, silenziosa, l’ombra antica di Alfedena.
Fonte: Bernard de Montfaucon, L’Antiquité expliquée et représentée en figures, vol. II, 1719; incisione dell’Altare funerario di Julia Aufidia Capitolina