Nell’Antica topografia istorica del Regno di Napoli, pubblicata a Napoli nel 1815, l’abate Domenico Romanelli cita Aufidena all’interno della sua discussione sulla corretta ricostruzione della geografia antica del Sannio. L’opera si presenta come uno studio storico-topografico fondato sul confronto tra autori antichi, carte, itinerari e distanze. Romanelli dichiara infatti di voler fissare luoghi e nomi soltanto dopo averli sostenuti con testimonianze classiche e con misure tratte dagli itinerari antichi.
Il riferimento ad Aufidena compare in una nota critica contro gli errori di Filippo Cluverio, geografo che Romanelli giudica autorevole ma non sempre affidabile nelle distanze. Prendendo come esempio la carta del Sannio e della Campania, Romanelli osserva che Cluverio collocava la distanza tra Aufidena e Isernia a quattordici miglia, mentre secondo la Tavola Peutingeriana essa doveva essere di nove miglia antiche.
Questo dato è importante perché mostra Aufidena non come un nome isolato, ma come un punto della rete viaria antica. Romanelli usa la città come esempio concreto per dimostrare quanto fossero delicati i calcoli topografici: bastava alterare una distanza per spostare interi percorsi, città e confini. In questo senso Aufidena diventa una piccola “pietra miliare” della geografia sannitica, utile per verificare la precisione delle carte e degli itinerari.
L’interesse di Romanelli non è soltanto antiquario. Egli vuole correggere una tradizione geografica che, a suo giudizio, aveva spesso lasciato i luoghi antichi “pacificamente nel loro sito” senza una vera indagine critica. Per questo insiste sulle distanze, sulle strade consolari, sui porti e sui siti reali delle città antiche. Aufidena entra dunque nel suo ragionamento come prova della necessità di una topografia più rigorosa, capace di confrontare le carte moderne con le fonti antiche.
Nel quadro generale dell’opera, Romanelli spiega anche perché la geografia antica del Regno di Napoli fosse così difficile da ricostruire: guerre, conquiste romane e nuove divisioni territoriali avevano cancellato confini, nomi e distretti originari dei popoli italici. Tra questi popoli egli ricorda anche i Sanniti, ai quali apparteneva l’area in cui viene collocata Aufidena.
Aufidena, identificata tradizionalmente con l’area di Alfedena, appare quindi nel testo di Romanelli come un riferimento essenziale per la ricostruzione delle antiche vie del Sannio. La sua menzione, pur breve, ha valore storico perché mostra come l’autore lavorasse: non per semplice memoria dei nomi, ma attraverso il confronto tra fonti, misure e carte. In quella distanza tra Aufidena e Isernia, corretta da quattordici a nove miglia antiche, si intravede il metodo dell’abate Romanelli: riportare ordine nel grande atlante scompaginato dell’Italia antica.
Fonte: Domenico Romanelli, Antica topografia istorica del Regno di Napoli, Parte prima, Napoli, Stamperia Reale, 1815.