Il 25 Aprile non è soltanto una data della storia italiana. È una soglia della memoria. È il giorno in cui si ricorda la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ma anche il giorno in cui tornano a galla le storie spezzate di uomini e donne comuni, travolti dalla guerra senza lasciare quasi traccia.
Tra queste storie vi è quella di Enrico Mammone di Alfedena.
Le ricerche finora svolte raccontano un frammento doloroso e incompleto. Il 30 ottobre 1943, durante lo sfollamento forzato della popolazione di Alfedena imposto dall’esercito tedesco, Enrico Mammone avrebbe avuto un diverbio con alcuni soldati tedeschi. Dopo quell’episodio scomparve nel nulla.
Di lui non si seppe più nulla.
Non esistono, almeno per ora, documenti che chiariscano la sua sorte. Non sappiamo se fu arrestato e deportato oppure ucciso nei boschi che circondano il paese. Rimane soltanto una testimonianza amministrativa: la comunicazione con cui il sindaco dell’epoca segnalò al Prefetto la scomparsa di Enrico Mammone.
Una riga in un archivio.
Un nome sospeso nel buio della guerra.
Eppure proprio queste vicende dimenticate aiutano a comprendere il significato profondo del 25 Aprile. La Liberazione non fu soltanto la fine di un regime e dell’occupazione tedesca. Fu anche la fine di un tempo in cui la violenza poteva cancellare una persona senza lasciare risposte ai familiari, senza una tomba, senza verità.
Alfedena, nell’autunno del 1943, visse giorni drammatici. L’8 ottobre un bombardamento anglo-americano colpì il paese causando la morte di decine di civili innocenti. Mentre il feldmaresciallo tedesco Albert Kesselring e le sue truppe riuscirono a salvarsi, furono gli abitanti a pagare il prezzo più alto. Famiglie distrutte, case devastate, vite spezzate.
Pochi giorni dopo arrivarono lo sfollamento, la paura, la fame e le sparizioni.
La storia di Enrico Mammone appartiene a quel tempo feroce in cui la popolazione civile rimase schiacciata tra eserciti contrapposti. Ricordarlo oggi significa restituire dignità a chi è stato inghiottito dal caos della guerra e dall’oblio degli archivi.
Il 25 Aprile ci invita anche a questo: non soltanto celebrare la libertà riconquistata, ma custodire la memoria di chi non tornò più.
Perché ogni nome dimenticato è una ferita aperta nella storia di una comunità.
E perché la guerra, qualunque bandiera porti, continua sempre a lasciare dietro di sé innocenti, silenzi e assenze.