Nel suo studio dedicato alle fonti archeologiche e letterarie della storia ecclesiastica di Apulia et Calabria e Lucania et Bruttii fino all’anno 600, Wolfgang Wischmeyer insiste più volte sulla difficoltà di definire con precisione i confini territoriali dell’Italia meridionale tardoantica. È in questo quadro che può essere compresa la posizione di Aufidena, città situata in una zona di transizione tra Samnium e Apulia.
Wischmeyer osserva che il problema del confine settentrionale dell’Apulia resta controverso e richiama il dibattito relativo all’Hirpinium. Seguendo la discussione avviata da Ferdinando Lanzoni e confrontandosi con le interpretazioni di Theodor Mommsen, l’autore sottolinea che non si può immaginare una linea amministrativa stabile e immutabile tra Campania, Samnium e Apulia. Egli afferma infatti che, soprattutto per il territorio degli Hirpini, i limiti provinciali dovevano essere molto più fluidi di quanto Mommsen avesse ipotizzato prima della scoperta di nuovi dati epigrafici. Questa fluidità amministrativa e geografica rende comprensibile il ruolo di località poste lungo le aree interne di confine, come Aufidena.
L’autore descrive inoltre la forte differenza geografica esistente all’interno delle province considerate. Da una parte vi erano le pianure dell’Apulia, attraversate da un’efficiente rete stradale romana; dall’altra le regioni montuose della Lucania e del Bruttium, caratterizzate da territori aspri e difficili da attraversare. Questa conformazione influì direttamente sulla distribuzione degli insediamenti e sulle comunicazioni. Le città costiere e i centri posti lungo le grandi vie di traffico conservarono maggiore continuità, mentre nelle zone interne si verificarono fenomeni di arretramento degli abitati verso aree più protette.
In questo contesto geografico, Aufidena appare come una località appartenente a una fascia marginale rispetto ai principali centri urbani e costieri dell’Apulia. Nel catalogo delle chiese, delle iscrizioni e delle testimonianze ecclesiastiche raccolte da Wischmeyer non emergono infatti dati specifici relativi a un ruolo episcopale o a importanti edifici cristiani collegati alla città. Questo silenzio documentario riflette una caratteristica più ampia delle regioni interne dell’Italia meridionale tardoantica: la scarsità delle fonti e la difficoltà di ricostruire con precisione i processi di cristianizzazione lontano dai grandi centri urbani.
Wischmeyer insiste anche sul fatto che la documentazione disponibile per queste regioni sia frammentaria e spesso dipendente da fonti indirette, come itinerari, iscrizioni isolate o riferimenti geografici. In molti casi, osserva l’autore, le fonti consentono soltanto di confermare l’esistenza di un insediamento senza permettere una ricostruzione dettagliata della sua storia ecclesiastica. Anche per questo motivo le località di confine assumono un valore particolare: pur restando ai margini della documentazione, contribuiscono a delineare la struttura territoriale e amministrativa dell’Italia tardoantica.
Aufidena emerge quindi non come centro dominante della storia ecclesiastica meridionale, ma come testimonianza della complessità geografica e amministrativa delle regioni comprese tra Samnium e Apulia. La sua importanza risiede proprio nella posizione di frontiera, in quell’area mobile dove confini provinciali, reti stradali e trasformazioni degli insediamenti contribuirono a modellare il paesaggio dell’Italia meridionale tra tarda antichità e alto medioevo.
Fonti
Wolfgang Karl Wischmeyer, Die archäologischen und literarischen Quellen zur Kirchengeschichte von Apulia et Calabria, Lucania et Bruttii bis zum Jahr 600, Heidelberg, 1972.
Ferdinando Lanzoni, Le diocesi d’Italia dalle origini al principio del secolo VII, Faenza, 1927.
Theodor Mommsen, Gesammelte Schriften, vol. 5, Berlin, 1908.