Nel 1906, in una rassegna dedicata alle più importanti scoperte archeologiche del tempo, gli studiosi europei segnalavano anche Aufidena, l’antica Alfedena, tra i luoghi interessati da indagini di particolare rilievo.

Il testo, dedicato allo stato delle ricerche archeologiche in Italia, riferisce che gli archeologi italiani, mentre riportavano alla luce i templi di Diana e Giunone Lucina a Norba e il tempio di Iside a Benevento, avevano contemporaneamente esplorato “vaste necropoli ad Aufidena e presso Bari”.

La menzione è breve ma significativa: Aufidena viene inserita in un elenco di siti ritenuti degni di nota nel panorama archeologico del periodo, accanto a importanti campagne di scavo svolte in Sicilia, Sardegna e nell’area adriatica.

Secondo il testo del 1906, dunque, l’antica città dell’Alto Sangro era già riconosciuta come luogo di ritrovamenti importanti, in particolare per la presenza di ampie necropoli, cioè vaste aree sepolcrali oggetto di esplorazione archeologica.

Nello stesso resoconto, gli studiosi ricordavano inoltre altre grandi attività di scavo in corso nel Mediterraneo: dalle necropoli di Gela, Caltagirone e Pantalica, agli scavi dell’Acropoli di Siracusa, fino alle migliaia di tombe dell’età del ferro indagate a Santa Lucia d’Istria. In questo quadro, la citazione di Aufidena mostra come il sito fosse già considerato parte di un più ampio interesse scientifico verso le antiche civiltà italiche.

Il documento non fornisce ulteriori dettagli sui reperti emersi dalle necropoli di Aufidena, ma testimonia chiaramente che, già all’inizio del Novecento, il territorio dell’attuale Alfedena era oggetto di campagne archeologiche considerate abbastanza rilevanti da essere segnalate in una delle grandi riviste artistiche e archeologiche europee dell’epoca.

Fonti
Gazette des Beaux-Arts: la doyenne des revues d’art, 3ª serie, tomo XXXV, 1906.
Sezione: “Courrier de l’Art Antique”, riferimento alle esplorazioni archeologiche italiane e alle “vastes nécropoles à Aufidena”.