Tra le pagine di uno studio archeologico pubblicato nel 1905 emerge un’interessante testimonianza sull’antica Aufidena, oggi Alfedena, citata come luogo di importanti rinvenimenti legati all’architettura italica più antica.
Lo studio prende in esame i resti di colonne e strutture rinvenute in diversi siti dell’Italia antica, dedicando una parte specifica ai “due edifici recentemente scoperti in Aufidena”, utilizzati come esempio di una forma architettonica definita “italo-dorica”. Gli studiosi dell’epoca consideravano questi ritrovamenti particolarmente significativi per comprendere l’evoluzione dell’architettura italica. Le osservazioni riportate si basavano anche sui risultati degli scavi e delle comunicazioni archeologiche pubblicate tra il 1901, il 1902 e il 1904.
Secondo la descrizione riportata, negli scavi di Aufidena erano emerse tracce di un ampio edificio, definito dallo scopritore come una “basilica”, destinato probabilmente a sostenere una grande copertura. Per sostenere questa struttura sarebbero state utilizzate colonne di legno, delle quali non rimaneva più traccia al momento degli scavi, ma che erano riconoscibili indirettamente grazie alla presenza di basi in pietra collocate ai piedi delle colonne, ancora in parte conservate nel loro posto originario.
Lo studio sottolinea che tali basi avevano la funzione di sostenere e proteggere le colonne lignee dall’umidità del terreno, e che questo sistema costruttivo veniva avvicinato dagli archeologi ai modelli osservati negli edifici micenei.
Accanto alla basilica, viene citato anche un tempietto scoperto sull’acropoli di Aufidena durante gli scavi del 1902. L’edificio viene descritto come un esempio caratteristico di architettura italica, a partire dal suo orientamento: la facciata era infatti rivolta verso sud, elemento interpretato come conforme al cosiddetto rito italico.
Gli studiosi osservavano inoltre che il tempietto sembrava appartenere a una fase più recente rispetto alla basilica. Nella forma delle colonne appariva infatti una influenza greco-romana, visibile in un capitello dorico considerato comune nel III secolo, pur mantenendo caratteristiche locali più antiche.
Uno degli aspetti più rilevanti messi in evidenza riguarda proprio le basi delle colonne di Aufidena. Le basi, descritte come tronco-coniche e più larghe verso il basso, poggiavano sul terreno ad un livello superiore rispetto all’ultimo filare di blocchi dello stilobate. Gli studiosi riportano che, sulla base delle tracce rinvenute, sopra i blocchi esistesse un battuto d’argilla ricoperto da un tavolato ligneo, ipotesi formulata grazie alla presenza di argilla mescolata a pietrisco finissimo e legno carbonizzato.
Secondo i calcoli riportati nel testo, almeno un terzo della parte conica delle basi rimaneva visibile sopra il pavimento, formando una sorta di zoccolo per le colonne lignee. Questo stesso sistema sarebbe stato mantenuto anche nell’edificio successivo, nonostante lì le colonne fossero ormai di pietra e non avessero più necessità di essere protette dall’umidità del terreno.
Gli studiosi consideravano proprio questo elemento un indizio importante per comprendere la continuità tra forme costruttive più antiche e successive evoluzioni architettoniche, individuando ad Aufidena un esempio significativo della persistenza di tradizioni edilizie locali.
Infine, il testo precisa che questi edifici di Aufidena risultavano ancora inediti nel 1905, anno della pubblicazione dello studio, ma che era stato possibile mostrarne uno schizzo ricavato da una fotografia dell’edicola scoperta sull’acropoli, grazie alla collaborazione tra studiosi impegnati nella documentazione degli scavi. Viene inoltre richiamato uno studio del 1904 dedicato ai recenti scavi di Aufidena, insieme alle comunicazioni archeologiche pubblicate nel 1901 e nel 1902, considerate fondamentali per la ricostruzione dei ritrovamenti.
In questo quadro, Aufidena appare nel racconto archeologico di inizio Novecento come un luogo in cui le tracce materiali di edifici, colonne e sistemi costruttivi venivano considerate fondamentali per comprendere la storia dell’architettura italica antica.
Fonti
Studi e materiali di archeologia e numismatica, Volume III, pubblicato per cura di Luigi Adriano Milani, Firenze, Tipografia Barbèra, Alfani e Venturi proprietari, 1905.
G. Patroni, “Basi alla Micenea in colonne italo-doriche”, in Studi e materiali di archeologia e numismatica, Volume III, 1905, pp. 216-229.
Mariani, “Dei recenti scavi in Aufidena”, 1904, p. 248.
Notizie degli Scavi, 1901, p. 449.
Notizie degli Scavi, 1902, p. 518.
Atti del Congresso internazionale di Scienze storiche, volume V, § 5.