Alla fine dell’Ottocento, quando l’archeologia moderna era ancora agli inizi e molte certezze storiche si costruivano tra intuizioni, iscrizioni latine e interpretazioni spesso contrastanti, nell’Alto Sangro si accese una disputa che avrebbe fatto discutere studiosi per decenni: dove si trovava davvero l’antica Aufidena? Ad Alfedena oppure a Castel di Sangro?
Nel 1899, uno dei protagonisti più determinati di questo acceso confronto fu Lorenzo Fiocca, autore dell’opera Aufidena oggi Castel di Sangro, un volume che già dal titolo dichiarava apertamente la propria posizione. Per Fiocca non c’erano molti dubbi: la vera erede dell’antica Aufidena andava identificata con Castel di Sangro.
La sua tesi si fondava soprattutto sull’analisi dei reperti e delle iscrizioni rinvenute nel territorio castellano. Secondo Fiocca, la presenza di testimonianze romane, frammenti archeologici e documenti epigrafici suggeriva che proprio lì dovesse trovarsi il cuore dell’antico municipio romano ricordato dalle fonti classiche. In un periodo in cui la ricerca archeologica era ancora fortemente legata allo studio dei testi e delle iscrizioni, questi elementi apparivano a molti studiosi una prova significativa.
Ma il dibattito era tutt’altro che chiuso.
Negli stessi anni, infatti, Alfedena stava diventando un luogo centrale per gli studi storici grazie ai ritrovamenti archeologici emersi nell’area, in particolare le importanti necropoli sannitiche che iniziavano a restituire un’immagine straordinariamente ricca dell’antico popolamento del territorio. Proprio questi ritrovamenti portarono altri studiosi a ritenere che il legame tra Aufidena e Alfedena fosse molto più forte di quanto sostenessero i fautori della tesi castellana.
Quella tra Alfedena e Castel di Sangro non fu soltanto una disputa geografica. Era anche uno scontro tra modi diversi di leggere il passato: da una parte chi privilegiava le iscrizioni e le testimonianze romane conservate nei centri abitati; dall’altra chi iniziava a dare sempre più peso agli scavi archeologici e alle evidenze materiali che emergevano dal sottosuolo.
In questo contesto, Lorenzo Fiocca rappresentò una delle voci più autorevoli della posizione favorevole a Castel di Sangro. Le sue opere continuarono a essere discusse anche nei decenni successivi, entrando nel dibattito storiografico sull’identificazione di Aufidena.
Va detto però una cosa importante: oggi gli studiosi tendono a leggere quella disputa con maggiore cautela. Le ricerche archeologiche del Novecento hanno infatti ampliato enormemente le conoscenze sull’Alto Sangro antico, mostrando un quadro più complesso rispetto alle certezze ottocentesche. Per questo motivo, le opere di Fiocca restano oggi preziose soprattutto per comprendere come gli studiosi di fine Ottocento cercassero di risolvere il mistero di Aufidena, in anni in cui ogni iscrizione ritrovata poteva cambiare completamente la storia di un territorio.
Fonti
Lorenzo Fiocca, Aufidena oggi Castel di Sangro, Roma, 1899.
Lorenzo Fiocca, Castel di Sangro ed i suoi monumenti, Palermo, 1903.
Rivista Storica Italiana, vol. V, fine XIX secolo.
Antonio De Nino, studi e pubblicazioni sulle necropoli dell’area di Alfedena.