II denti degli antichi abitanti della necropoli sannita di Alfedena potrebbero raccontare molto più della semplice alimentazione. Secondo uno studio pubblicato nel 2016, alcuni segni osservati sui resti umani della necropoli suggeriscono infatti che uomini e donne utilizzassero abitualmente i denti anche per attività quotidiane, quasi come una “terza mano”.
La ricerca ha analizzato 400 denti appartenenti a 23 individui provenienti dalla necropoli sannita di Alfedena, datata tra il III e il V secolo avanti Cristo, concentrandosi su particolari alterazioni dentarie considerate anomale rispetto alla normale usura provocata dalla masticazione.
Gli studiosi hanno individuato quattro tipi principali di lesioni: microfratture dello smalto, incisioni o intaccature sui denti, solchi tra i denti e una particolare usura della superficie interna degli incisivi superiori. Secondo gli autori, questi segni non sembrano essere legati soltanto al cibo consumato, ma anche a comportamenti abituali ripetuti nel tempo.
Uno dei dati più sorprendenti riguarda proprio la frequenza di queste alterazioni. Le microfratture dentarie erano presenti in oltre l’80% degli individui esaminati, mentre le intaccature comparivano in quasi tutti i soggetti studiati. I denti anteriori risultavano particolarmente coinvolti, un elemento che ha spinto i ricercatori a ipotizzare un uso pratico della dentatura durante attività manuali.
Secondo lo studio, questi segni potrebbero essere stati prodotti dal contatto ripetuto con oggetti tenuti tra i denti, forse materiali vegetali fibrosi, strumenti sottili, fibre o altri elementi utilizzati nella vita quotidiana. I ricercatori precisano però che non è possibile stabilire con certezza quali oggetti fossero coinvolti, né identificare esattamente le attività che abbiano causato queste modificazioni.
Interessante anche il confronto tra uomini e donne. Le differenze nella posizione, intensità e distribuzione delle lesioni suggeriscono che i due sessi potessero svolgere attività differenti, utilizzando i denti in modi diversi. Questo potrebbe riflettere una divisione dei compiti all’interno della comunità sannita.
Lo studio evidenzia inoltre che alcuni solchi osservati tra i denti posteriori potrebbero essere legati a pratiche di igiene orale o al tentativo di alleviare fastidi e dolori causati da problemi dentali.
Il quadro che emerge è quello di una popolazione in cui i denti non servivano soltanto a mangiare. Per gli abitanti della necropoli sannita di Alfedena, potevano diventare anche uno strumento quotidiano, usato in attività pratiche che oggi restano difficili da ricostruire con precisione, ma che lasciano ancora tracce visibili dopo oltre duemila anni.
Fonti
Carmen Tanga, Veronica Quinili, Roberta Tinarelli, Ruggero D’Anastasio, Joan Viciano, Non-masticatory dental lesions in the Samnite necropolis of Alfedena (3rd–5th centuries BCE; central-southern Italy), Journal of Paleopathology, 2016.