Ci sono decisioni politiche che non fanno rumore subito, ma lasciano un’eco lunga, amara, quasi fisica. Il via libera in Commissione al Senato agli emendamenti al disegno di legge 1552 sulla caccia è una di queste. Non è soltanto una modifica normativa. È un messaggio culturale preciso: la natura, per questo Governo, sembra valere meno del consenso delle lobby venatorie.

E allora lo diciamo con chiarezza: tutto questo è inaccettabile.

Aprire la strada alla caccia allo stambecco, all’oca selvatica, al piccione, e contemporaneamente indebolire la tutela del lupo, significa colpire il cuore stesso della biodiversità italiana. Significa guardare agli animali selvatici non come presenze vive, necessarie, meravigliose, ma come bersagli. Come fastidi da gestire con il rumore secco di uno sparo.

Lo stambecco non è un animale qualunque. È il simbolo delle Alpi, della resistenza della natura, della possibilità di salvare una specie quando l’essere umano sceglie finalmente di proteggerla invece di distruggerla. Era arrivato sull’orlo dell’estinzione. È stato difeso, custodito, restituito alle montagne. Oggi, invece, qualcuno pensa di riportarlo dentro il mirino. È una ferita alla memoria ambientale del nostro Paese.

Sparare a uno stambecco non significa soltanto uccidere un animale. Significa sparare a un simbolo. Significa colpire la storia del Parco Nazionale del Gran Paradiso, la fatica della conservazione, l’idea stessa che alcune creature debbano essere lasciate in pace perché rappresentano qualcosa che ci supera.

E poi c’è l’oca selvatica, animale migratore, presenza fragile e preziosa delle nostre zone umide. Le oche attraversano cieli, stagioni, confini. Portano con sé il senso antico del viaggio, dell’equilibrio, del ritorno. Renderle cacciabili vuol dire trasformare la migrazione in un corridoio di morte. Vuol dire colpire animali che spesso vivono in popolazioni limitate e già provate dalla perdita degli habitat.

Il lupo, ancora una volta, diventa il capro espiatorio perfetto. Troppo libero, troppo selvatico, troppo scomodo per chi vuole una natura addomesticata, silenziosa, utile solo quando non disturba. Declassarne la protezione significa alimentare una narrazione pericolosa: quella del predatore come nemico, invece che come parte fondamentale degli ecosistemi.

Ma la natura non funziona a comando. Non esiste un bosco sano senza equilibri. Non esiste una montagna viva senza fauna selvatica. Non esiste biodiversità se ogni animale viene valutato solo in base alla sua utilità per l’uomo o alla sua disponibilità a farsi abbattere.

Noi de L’Alchimista APS troviamo incredibile questa totale assenza di rispetto per la natura da parte del Governo Meloni. Incredibile e profondamente grave.

Perché qui non siamo davanti a una semplice concessione ai cacciatori. Siamo davanti a una visione del mondo. Una visione povera, aggressiva, incapace di riconoscere il valore della vita selvatica. Una visione che sembra voler entrare ovunque: nei boschi, nei valichi montani, nei terreni innevati, nelle foreste demaniali, perfino nei luoghi dove gli animali dovrebbero trovare rifugio.

Si parla di allargare tempi, spazi e modalità della caccia. Si parla di natanti a remi, di strumenti di puntamento, di maggiore mobilità per i cacciatori. Tutto sembra andare nella stessa direzione: aumentare la pressione venatoria, ridurre le tregue, rendere sempre più difficile agli animali trovare un posto dove vivere senza essere inseguiti.

Questa non è gestione. È accerchiamento.

E mentre il Paese affronta crisi climatica, incendi, consumo di suolo, desertificazione, perdita di habitat, invece di rafforzare la tutela della biodiversità si sceglie di indebolirla. Invece di educare al rispetto, si autorizza la predazione. Invece di ascoltare la scienza e le associazioni ambientaliste, si spalanca la porta a una politica del fucile.

Noi lo diciamo senza giri di parole: sparare ai simboli della natura è una vera e propria dichiarazione di guerra alla natura.

È guerra contro gli animali selvatici. È guerra contro i boschi. È guerra contro le montagne. È guerra contro l’idea stessa che l’essere umano debba imparare a convivere con ciò che non può possedere, comandare, sfruttare o abbattere.

Come L’Alchimista APS ci batteremo contro questa deriva. Lo faremo con la voce, con l’informazione, con la denuncia pubblica e con ogni strumento civile possibile. Perché difendere stambecchi, oche, lupi e ogni forma di vita minacciata significa difendere anche noi stessi.

Non si può amare un territorio solo quando diventa cartolina. Non si può celebrare la montagna e poi autorizzare lo sparo contro i suoi simboli. Non si può parlare di futuro mentre si impoverisce il presente di vita, bellezza e biodiversità.

La natura non è un poligono. Gli animali non sono sagome. I boschi non sono proprietà delle doppiette.

E davanti a chi vuole trasformare la fauna selvatica in bersaglio, noi scegliamo da che parte stare: dalla parte della vita.