Cinque lupi trovati morti ad Alfedena, nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Una notizia che scuote il territorio e che, secondo i primi accertamenti, porta verso l’ipotesi più grave e inquietante: l’avvelenamento.
Sul posto sono intervenuti i guardiaparco con il supporto del nucleo cinofilo antiveleno. I resti rinvenuti farebbero pensare alla presenza di esche avvelenate, mentre la Procura di Sulmona coordina le indagini. Le carcasse e il materiale sequestrato saranno analizzati dall’Istituto Zooprofilattico per chiarire con esattezza le cause della morte.
Non siamo davanti a un semplice fatto di cronaca. Episodi come questo rappresentano un colpo durissimo alla biodiversità, all’equilibrio degli ecosistemi e all’identità stessa di un territorio che nella natura trova una delle sue ricchezze più autentiche. Uccidere un lupo con il veleno non significa colpire solo un animale simbolo dell’Appennino, ma mettere in pericolo in modo indiscriminato tutta la fauna selvatica, comprese specie rare e protette.
A rendere ancora più pesante questa vicenda è il fatto che non si tratterebbe di un caso isolato. Nei giorni scorsi, infatti, un episodio analogo è stato registrato anche nel territorio di Pescasseroli, dove altri cinque lupi sono stati trovati morti. Un quadro allarmante, che impone attenzione, responsabilità e una risposta ferma da parte delle istituzioni.
In un tempo in cui sul lupo si continua ad alimentare polemica, paura e propaganda, bisogna ribadire con chiarezza un punto: il lupo non è un nemico da abbattere, ma una specie da tutelare. Difenderlo non significa ignorare i problemi che possono emergere nei territori, ma scegliere la legalità, la convivenza e il rispetto dell’ambiente invece della violenza e della barbarie.
Per questo quanto accaduto ad Alfedena non può essere minimizzato. È un fatto grave, che chiama in causa tutti. Difendere il lupo oggi significa difendere la natura, il territorio e l’idea stessa di una società civile capace di non rispondere con il veleno a ciò che dovrebbe invece proteggere.
Sul caso interviene anche il sindaco di Alfedena, Luigi Milano. Per il primo cittadino sarà fondamentale chiarire dove i lupi siano stati effettivamente avvelenati e quale sostanza possa aver provocato la morte, così da comprendere i tempi di azione del veleno e ricostruire con maggiore esattezza l’intera vicenda.
“Il risultato di ciò che è successo, e cioè la morte dei lupi, purtroppo non cambia, ma a mio avviso non bisogna alimentare accuse premature”, osserva il sindaco, sottolineando di dubitare fortemente che dietro l’eventuale collocazione di esche avvelenate possano esserci cittadini di Alfedena.